INTRODUZIONE

La seconda volta che ho aperto gli occhi.

La prima volta che ho reagito alla luce non ero neanche nato.

La prima volta che ho aperto gli occhi ancora non lo sapevo, ma quella luce accecante stava già iniziando a definire il mio Mondo.


Naturalmente, senza sforzo apparente (chi può ricordare le fatiche compiute nei primissimi mesi di vita?), attraverso gli occhi stavo iniziando a conoscere, e riconoscere il mio ambiente.
I punti fermi e le visioni occasionali.

Frame estratto da

Dziga Vertov,

L’uomo con la macchina da presa, 1929

La prima volta che ho sgranato gli occhi devo aver visto qualcosa di sorprendente, chissà cos’era…

La prima volta che gli occhi me li sono coperti invece, di sicuro sarà stato perché avrò avuto paura, e speravo sparisse il motivo del terrore con la sua immagine.

Di prime volte così ne abbiamo avute tutti a migliaia.
In realtà è ancora così, quotidianamente, per tutti noi esseri viventi, umani e non.

I nostri occhi ci offrono continuamente nuovi stimoli, che diverse aree del nostro cervello raccolgono, interpretano, smistano e ricostruiscono, mettendoli in relazione con l’archivio di tutte le nostre percezioni passate.  Con l’obiettivo primario di sopravvivere e, in contesti socialmente evoluti come il nostro, sopravvivere e prosperare. 

In fondo è per questo che siamo venuti al Mondo. 

In base a ciò che vediamo (ma sia detto chiaramente: sentiamo, tocchiamo, annusiamo; il complesso delle nostre percezioni) ridefiniamo continuamente le nostre categorie mentali, vale a dire i nostri pensieri e le nostre azioni, coordinando una danza infinita in cui cambiano ogni secondo partiture, coreografie, ballerini e scene e di cui no, non siamo davvero i registi.

Non del tutto almeno. Perché?

Perché qualsiasi cosa noi facciamo nel nostro presente, che sia respirare o guidare, schivare un pericolo, baciare o prendere una qualsiasi decisione, strano a credersi, ma il nostro cervello ha già deciso per noi da un bel pò di tempo, quasi mezzo secondo prima della nostra consapevolezza.

Ovvero le decisioni che crediamo di prendere in base a quel che vediamo e sentiamo, in realtà le prendiamo in base a quel che abbiamo già percepito in passato, ed in qualche modo si è rivelato utile, tanto nella nostra esperienza personale che in quella più ampia della storia evolutiva umana.

Non solo il nostro vissuto personale, ma quello familiare, quello del contesto sociale nel quale viviamo, del patrimonio genetico che ci tramandiamo, affinandolo di generazione in generazione.


Sembra incredibile eppure gli scienziati ci dicono che è vero: solo un decimo di quel che vediamo, dell’immagine del Mondo che abbiamo, deriva da una risposta diretta agli stimoli visivi.

Tutto il resto sono relazioni, connessioni più o meno solide e trafficate tra aree del nostro cervello percorse da scariche elettriche e molecole chimiche.

E tanto più questi percorsi si ripetono e cristallizzano, tanto più saranno radicate le nostre visioni, e con esse le nostre convinzioni e quindi azioni e comportamenti associati.

come vediamo

La cosa buona però, e ce n’è più d’una, è che è anche possibile deviare da questi percorsi, arricchirli di altre prospettive e possibilità, aprendosi in ogni occasione e contesto ad una nuova opzione di scelta.

Aprirsi a nuove visioni e punti di vista, letteralmente e metaforicamente, costituisce sempre un equipaggiamento ulteriore nel nostro bagaglio d’esperienze indirette che se non sarà utile per l’immediato, lo sarà per il prossimo ora, ovvero il resto della nostra vita.

Farsi prestare altri occhi per guardare il Mondo, non è questo che fa una fotografia?

La messa in cornice di una porzione di tempo e di spazio; la risposta fisica che restituiscono i sensori surrogati dei nostri occhi allo spettro luminoso che li colpisce. Un’immagine riflesso della luce del Mondo isolata dal suo contesto che si offre ai nostri sguardi, al di là d’intenzioni e consapevolezza di chi o che cosa quell’istante ha fermato.
Che siamo abituati a considerare come realtà.  

Universale nella sua parzialità, in grado di superare agilmente ogni confine linguistico e territoriale, ce ne circolano attorno miliardi ogni giorno.

Micro tessere che formano e arricchiscono il mosaico della personale immagine del Mondo di ognuno di noi.

Riferimenti bibliografici fuori testo