3. Virus Reload

O di come la pandemia abbia aggravato il decorso dei mali che già c'affligevano più che crearne di nuovi.

Se non eravamo pronti prima per un abbraccio, felice o meno, in questi giorni è diventato un problema anche una stretta di mano, qualsiasi forma di contatto sociale bandita a tempo indeterminato.

Curioso notare come un qualcosa che sembra aver preso troppo letteralmente l’invito a superare barriere e confini tra uomini in un anelito di libertà abbia avuto come prime conseguenze pratiche la chiusura delle frontiere e la rinuncia a libertà individuali e socialità, confinandoci in isolamento forzato all’interno delle mura del nostro privato.

Passato in secondo piano o sullo sfondo ogni altro argomento che non sia il virus, siamo ora più che mai costretti ad osservare il mondo solamente attraverso i vetri delle nostre finestre, restringendo di conseguenza i nostri orizzonti visivi.

Ci sarà un domani ovviamente, anche se nessuno ora può davvero prevedere quando, né quanto sarà diverso da ieri; ma è oggi che alcuni aspetti saranno decisivi nella direzione che prenderanno le nostre vite quando l’emergenza sarà alle spalle, presto.

Da qui la necessità di un rapido aggiornamento ed ampliamento della mappa fin qui abbozzata, per provare a tracciare rotte più consapevoli in quella perenne navigazione a vista che è la vita umana, ora in acque più turbolente del solito.

Osservando dalla finestra le nuvole correre veloci ed ubique come il numero dei contagiati, sempre diverse e sempre uguali come queste giornate d’isolamento che sembrano infinite, contando da fermi le ore alla ricerca di nuovi orizzonti e nuova luce (1).

1a.Luigi Ghirri,
Infinito,
Meltemi 2001

b.Bruno van der Elshout, 
New Horizons,
The Eriskay Connection, 2014

c. Helmut Völler (ed.), Masanao Abe,
The movement of clouds around Mount Fuji,
Spector Books 2016

Miliardi di persone contemporaneamente costrette o invitate a chiudersi in casa, gli unici muri in grado di proteggerci dalla minaccia incombente, e preservare il sistema sanitario dal collasso.

Anche se gli ultimi una casa non ce l’hanno, e per i penultimi è un rifugio fin troppo precario; la nuova emergenza non cancella la precedente, ne amplifica esponenzialmente il livello di difficoltà.

Ma il virus dimostra a suo modo d’esser democratico colpendo indiscriminatamente anche primi, secondi e tutti noialtri nel mezzo.

Isolati a breve termine in celle più o meno confortevoli, comunque in condizione privilegiata rispetto ad altri innocenti ingiustamente costretti per anni tra muri molto più angusti (2) le cui finestre sul mondo a volte non sono altro che fogli di carta (3).

Senza voler sconfinare in una nuova bibliografia sulla condizione carceraria (4), l’analogia tra le forme di detenzione è qui proposta come invito a a trovare dentro di se quelle risorse che pure nelle situazioni di maggior contingenza ci permettano di ovviare a difficoltà o impossibilità (5). 

 

Non siamo detenuti, e le nostre case non sono prigioni!

2. Taryn Simon,
The Innocents,
Umbrage 2003

 

3. Amy Elksin,
Black is the day, black is the night,
self published 2017

 

4a. Ernst Cole,
House of Bondage,
Random House 1965

b. Mikhael Subotzky,
Beaufort West,
Chris Boot 2008

c. Donald Weber,
Interrogations,
Schilt Publishing 2012

d. Danny Lyon,
Conversation with the dead,
Holt, Rinehart and Winston, New York, 1971

e. Thomas Roma,
In prison air,
Powerhouse Books 2006

f. Alessandro Toscano,
A closed up story,
self published 2015

5. Nicolò Degiorgis,
Prison Photography,
Rorhof 2017

Certo, nel momento in cui per la prima volta nella storia umana la popolazione che vive in grandi conglomerati urbani ha superato per numero quella delle aree rurali, le stanze nelle quali ci troviamo sono sempre più piccole per famiglie sempre meno numerose, in contesti densamente popolati in cui da decenni siamo abituati a condurre relazioni sociali in comunità interconnesse ma spazialmente lontane, nella fisicità di vite isolate spesso prive dei più basilari legami di prossimità e vicinato, in cui si fatica a riconoscere e salutare il proprio vicino di pianerottolo (6).

Case ricche di tracce e ricordi delle vite di chi le abita (7), case come Eden che non si vorrebbe abbandonare mai (8).

Case che sanno essere infernali, come quelle viste da Donna Ferrato in Living with the enemy (9), perché come già detto il pericolo maggiore di quest’epidemia è quello di complicare il decorso di mali che già c’affliggevano più che crearne di nuovi.

6. Una nota unica come incipit, o appunti per un nuovo percorso dedicato al tema dell’abitare che metta insieme, tra molti altri:
a. Gianni Berengo Gardin & Luciano D’Alessandro, Dentro le case, Electa 1977
b. Robert Adams, Interiors 1973-74, Nazraeli Press 2006
c. Robert Adams, The place we live, Steidl 2013
d. Jim Goldberg, Rich & Poor, Random House 1985
e. Todd Hido, House Hunting, Nazraeli Press 2005
f. Mikhael Subotzky & Patrick Waterhouse, Ponte City, Steidl / The Walther Collection 2014
g. Michael Wolf, The Transparent City, Aperture 2008
h. Michael Wolf, Architecture of density, Peperoni Books 2012
i. Peter Bialobrzeski, Neon Tigers, Aperture 2004
j. Peter Bialobrzeski, Informal arrangements, Hatje Cantz 2010
k. Wolfgang Müller, Karat. Sky over St Petersburg, Vice Versa Verlag /Nazraeli Press 2004
l. Peter Menzel et al., Material World. A global family portrait, Counterpoint 1995

7. Maurice van Es, Now will not be with us forever, RVB Books 2015

8. Martino Marangoni, Nonni’s Paradiso, Danilo Montanari / The Eriskay Connection 2016

9. Donna Ferrato, Living with the enemy, Aperture 1991

Attraverso i vetri sporchi delle finestre di Merry Alpern su Wall Street (10), ci muoviamo ora in quello spazio interstiziale che esiste tra i nostri rispettivi privati: tra il mio e il tuo c’è lo spazio pubblico, plasmato a misura di usi e funzioni di una comunità d’individui momentaneamente esclusa dal praticarlo. 

10. Merry Alpern, Dirty Windows, Scalo 1995

11. Michael Wolf, Kurt Caviezel e Mishka Henner sono tra gli autori che prima di altri hanno saputo vedere le potenzialità del mezzo.

12. Britt Salvesen & Alison Nordstrom (eds.), The New Topographics: Photographs of Man-Altered landscape, Steidl / ICP 2010

Street view e webcams come surrogato di una passeggiata o di un viaggio saltato (11), il vuoto spettrale di questi luoghi così antropomorfizzati restituisce una sensazione straniante, senza molti corrispettivi nell’immaginario postapocalittico hollywoodiano, ma che sembra fatto apposta per far vivere immagini e teorie dei cosiddetti New topographers, e dei loro innumerevoli allievi ed epigoni (12).

Continuando una perlustrazione per cerchi concentrici, attraversiamo ora la soglia tra lo spazio pubblico letterale e quello metaforico per arrivare al politico e al sociale, al motivo stesso dell’esistenza di queste pagine.

Con lo stato d’emergenza, dallo spazio pubblico è improvvisamente scomparso il dibattito e il confronto, i luoghi della rappresentanza appaiono vuoti di uomini e funzioni (13); nelle democrazie parlamentari ed ancor più in quelle presidenziali ora è il momento dell’uomo forte, del Capitano solo al comando a decidere la rotta, che in nome di un bene collettivo superiore ha il potere di cancellare con un tratto di penna diritti e libertà civili individuali date per assodate da decenni.

L’uomo (politico) debole si fa forte, quello forte autoritario, e nei regimi già autoritari, beh, non c’è mai limite al peggio…

Da un lato del muro la salute pubblica, dall’altro le libertà individuali.

Nessuna esitazione nello scegliere la prima sulle seconde ma, in un mondo che stava già affrontando derive populiste, nazionaliste ed autoritarie, siamo sicuri che al termine dell’emergenza questi tratti di penna vengano cancellati con la stessa solerzia e rapidità (14)?

Trattati di cooperazione internazionale costati decenni di trattative, diritti sociali faticosamente conquistati dalle lotte delle generazioni che ci hanno preceduto abrogati sine die, mentre vecchi e nuovi muri si rafforzano ogni giorno (15).

13a. Candida Hofer, Architecture of Absence, Aperture 2004
b. Richard Ross, Architecture of Authority, Aperture 2007
c. Jaqueline Hassink, The Table of Power, Menno van de Koppel 1996 – 2000

14. Taryn Simon, Paperwork and the Will of Capital, Hatje Cantz 2016

15. Ruth Stoltenberg, Schengen, Kehrer Verlag 2018

Durante la prima grave pandemia in un’era tecnologicamente avanzata, alla velocità di contagio s’accompagna quella nell’adottare strumenti e misure di controllo sociale sempre più pervasive ed invasive, tanto nello spazio pubblico che in quello privato dei nostri devices.

Survellance Index (16) è un eccellente lavoro di raccolta di 100 libri fotografici sul tema che merita una menzione d’onore, dal quale trarre alcuni degli spunti più significativi provando ad aggiungerne altri.

Analisi delle celle telefoniche per tracciare incontri e spostamenti, termoscanner e camere di sorveglianza ovunque, con algoritmi sempre più sofisticati ad incrociare dati sensibili da un numero sempre maggiore di fonti per essere offerti a Stati e governi.

Oggi per il Covid-19, ma una cosa che sembra chiara fin dai primi giorni di Lock-down mondiale è che molti di questi sistemi diventeranno parte integrante delle nostre vite future, per preservarci da nuove epidemie (17).

Offrendo – quasi – volontariamente e consapevolmente il nostro assenso alla possibilità esplicita di costruire archivi delle nostre vite da far impallidire vecchi libri e dossier (18) come quelli della famigerata Stasi, cui era dedicata una sezione della Extended Version della bibliografia sui muri proposta prima in versione short (19).

Seguendo il pensiero espresso da Susan Sontag in Malattia come metafora (20), finché continueremo ad usare nel nostro linguaggio metafore belliche per riferirci all’epidemia, le parole condizioneranno i pensieri, e le azioni che seguiranno saranno quelle dei periodi di guerra: chiusura delle frontiere, pieni poteri al premier e sospensione di tutele e diritti, ogni privazione un sacrificio necessario in nome della lotta suprema del Bene contro il Male.

Il virus è il nemico da combattere, il colpevole delle nostre reclusioni; ma nelle immagini che ci restituiranno vecchie e nuove tecnologie di controllo non potrà mai apparire, perché quel che siamo abituati a cercare nel flusso delle camere di sorveglianza è il volto di un colpevole, mentre il virus continua a circolare invisibile.

In questo caso più che mai non potremo vedere nemici, ma solo vittime che i nostri occhi abituati all’estetica della foto segnaletica (21) considereranno però colpevoli, untori; capri espiatori, oggi. Portatori di altri pericoli invisibili come idee divergenti, domani.

Il passo è troppo breve ed invitante per non esser mosso.

16. Mark Ghuneim (ed.),
Surveillance Index Edition One,
Mediaeater 2016

17a. Esther Hovers,
False Positives,
Fw:books 2017

b. Adam Broomberg & Oliver Chanarin,

Spirit is a bone,
MACK Books 2016

c. Richard Mosse,
Incoming,
MACK Books 2017

d. Richard Mosse,
The Castle,
MACK Books 2018

e. Edmund Clark & Crofton Black,

Negative Publicity,
Aperture 2016

f. Harun Farocki,

Serious game
(in VV.AA., Topographie de la guerre, Steidl / Le Bal 2012)

g. Lewis Bush,
 
A treatise on the camera obscured,
self published 2014


h. Trevor Plagen,

Invisible,
Aperture 2010

i. Richard Gordon,
American Surveillance: Someone to Watch over Me,
Chimaera Press 2009

j. Diane Dufour (ed.),
Images of Conviction. The construction of visual evidence,
Le Bal / Edition Xavier Barral 2015

k. Laura Poitras,
Astro Noise,
Whitney Museum / Yale University Press 2016

18. Christof Nüssli & Christoph Oeschger,
Miklós Klaus Rózsa,
C Press / Spector Books 2014

19a. Arwed Messmer,
Reenactment Mfs,
Hatje Cantz 2014

b. Tommaso Tanini,
H. said he loved us,
Discipula Editions 2014

c. Simon Manner,
Top Secret,
Hatje Cantz 2013

20. Susan Sontag,
Malattia come metafora,
Mondadori 2002
[ Illness as metaphor, Farrar Strauss and Giroux 1978] 

21. Ando Gilardi,
Wanted. Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria,
Bruno Mondadori 2003

22a. Tiane Doan Na Champassak,
Looters,
self published 2011 – 2014

b. Daniel Mayrit,
You haven’t seen their faces,
RIOT Books 2015

 

looters inside

Quando la salute pubblica non sarà più in pericolo imminente e ci muoveremo tra le macerie di una crisi economica e sociale dalle conseguenze che si preannunciano ben peggiori di quelle del biennio 2008-09, i portatori di quali colpe crederemo di scorgere in quei volti (22)?

Fin troppo facile prevedere un grande aumento di disuguaglianze e nuove povertà nel prossimo futuro (23), mentre la gran parte delle istituzioni politiche ed economiche si dimostrano miopi se non cieche di fronte a semplici principi di solidarietà e cooperazione, convinti che chiuder la porta e volgere lo sguardo altrove additando come nemici tutti quelli rimasti chiusi fuori sia l’approccio migliore per affrontare le sfide che verranno.

23a. Rob Hornstra,
101 Billionaires,
self published 2008

b. Rob Hornstra,
101 Billionaires, Crisis Edition
self published 2009

c. Carlos Spottorno,
The Pigs,
RM Verlag 2013

d. Carlos Spottorno,
Wealth Management,
RM / Phree 2015

e. Rosie Heinrich,
We always need heroes,
Fw:Books 2018

Quel che la Sontag propone è di sostituire alla metafora della guerra, col suo binomio vittima/carnefice, quella di cittadinanza. Il Regno dei Sani e quello dei Malati, lo Stato di Salute e quello della Malattia, con cittadini dotati di doppio passaporto che varcano continuamente la soglia tra i due. Muri si, ma permeabili e dotati d’aperture bidirezionali.

Come abbiamo già visto prima, non tutti i passaporti sono uguali ed offrono gli stessi diritti, ma trovare nuove parole ed evitare termini riferiti al conflitto per cominciare a pensarci come parte di una stessa comunità potrebbe aiutarci ad evitare conseguenze ancor peggiori della pandemia stessa.

Chiusi in noi stessi e nelle nostre stanze, quando torneremo a uscire troveremo un mondo nuovo ad attenderci fuori dalla porta, che ci obbligherà a reinventare forme di contatto e interazione sociale. 

Una nuova epoca in cui ridefinire saperi, rapporti e priorità; un’occasione irripetibile per compilare un nuovo alfabeto, un lessico condiviso, imparare un nuovo linguaggio che sappia farci capire quanto universale sia la natura stessa dell’esperienza umana e quanto inefficace e pericoloso sia ogni muro che voglia dividere i nostri destini.

Riferimenti bibliografici fuori testo

5. Aglaia Konrad,
Schaubuch: Skulptur,
Roma Publications, 2017

6. Ad van Denderen,
Stone,
Fw:Books 2017

7. Donald Weber,
War sand,
Polygon Books 2018

5. Aglaia Konrad,
Schaubuch: Skulptur,
Roma Publications, 2017

6. Ad van Denderen,
Stone,
Fw:Books 2017

7. Donald Weber,
War sand,
Polygon Books 2018

5. Aglaia Konrad,
Schaubuch: Skulptur,
Roma Publications, 2017

6. Ad van Denderen,
Stone,
Fw:Books 2017

7. Donald Weber,
War sand,
Polygon Books 2018